il progetto

progetto1Nuova bellezza a manufatti del tempo.
Tecnologia preziosa, a forza di tale bellezza.

Il restauro di Cascina Pallavicini riporta in vita antichi luoghi in cui maestria dell’artigiano, sapienza del contadino e felicità umana a contatto con la natura sembrano fondersi in un’unica essenza.
Mi sono sempre sembrati luoghi dell’essere, prima ancora che luoghi fisici.
Non alterare (dovendo suddividere la porzione centrale del cascinale in sette appartamenti) il sapiente equilibrio estetico-statico di secoli, quindi, è parsa fin da subito responsabilità imprescindibile.
Una responsabilità più grande di me superata fortunatamente dall’edificio stesso, staticamente perfetto, esteticamente potente, docilissimo (dati i notevoli antichi spessori strutturali di muri, solai e tetto) agli inserimenti impiantistici necessari, indispensabili all’elevato comfort abitativo di programma.
I “segreti tecnologici” di Cascina Pallavicini sono tanti e tecnicamente d’eccellenza, eppur invisibili. Il presente scritto ad elevarli a dignità di bellezza, per proteggerli ancor prima che per valorizzarli.
Per farne nuova cultura del quotidiano e del costruire.
Per invitare ad uno stile di vita che permetta un nuovamente felice, rispettoso, vitale mutuo scambio tra la terra e l’uomo, come avveniva un tempo. Può succedere ancora.

L’edificio è strutturalmente costruito come una gigantesca palafitta ancorata su terreno sabbioso: ogni 4/5 metri (i prospetti lunghi misurano un centinaio di metri ciascuno…) affondano nel terreno, come giganteschi pali per una profondità di 3 metri circa sotto il piano di campagna, pilastri in mattoni pieni di 3mc cadauno; questo naturalmente a fondazione di pilastri e pariglie, in asse con tali elementi in elevato, ma anche a fondazione di tutti i setti murari portanti.
In taluni punti dei prospetti lunghi le arcate strutturali di collegamento tra i pilastri di fondazione sono visibili, affioranti dal prato.
Tale antica tipologia costruttiva è il segreto dell’odierna perfetta stabilità statica di tutto il complesso.

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progetto3Gli orizzontamenti del piano terra si sviluppano su solaio aerato ad igloo (in materiale plastico di riciclo), con intercapedine alta 55cm contenente le prese d’aria d’aspirazione dei caminetti; gli orizzontamenti del piano primo, collocati sulle antiche volte in mattoni pieni faccia a vista, nascondono negli spicchi lo sviluppo orizzontale delle tubazioni conducenti aria forzata agli appartamenti (ogni appartamento è servito da circuito separato, collegato ad una macchina solitamente nascosta in nicchia e camuffata da porte o portoni antichi); gli orizzontamenti in legno del piano secondo sottotetto, sovradimensionati perché all’epoca calcolati su portanze da granaio, contengono materassino termoacustico ad alta prestazione per l’abbattimento dei rumori da calpestio.
Tutti i solai, rivestiti al piano terra in formelle in cotto di recupero ed ai piani superiori in listoni simil legno, celano al loro interno il pavimento radiante (e debolmente refrigerante) con circuito a bassa temperatura, fonte di benessere termico per gli appartamenti e di alimentazione degli scaldasalviette, uno per ogni bagno ironicamente colorato. progetto4Quattro appartamenti su sette integrano la produzione del calore con il caminetto, a legna o a pellets.
L’impercettibile ventilazione forzata con recupero di calore in dotazione di ciascun appartamento, regolabile su tre velocità, garantisce il benessere igrometrico degli interni. Al piano sottotetto tale impiantistica è nascosta nel doppio soffitto dei locali bagno, subito al di sotto del macchinario installato a parete, sotto il trave di colmo. Le bocchette di ventilazione sono rettangolari, bianche e forate, e vanno ovviamente lasciate sgombre da mobilio o simili, libere di “agire”.
Nelle nove canne fumarie antiche sono stati nascosti i cavidotti di espulsione dell’aria viziata degli appartamenti, oltre che i cavidotti di espulsione dell’aria di combustione dei caminetti, e dell’aria forzata dei bagni.
Le prese d’aria pulita (un canale principale per ogni vano scala da cui partono le diramazioni alle macchine), convogliata nei macchinari e lì trattata per essere immessa negli ambienti, avvengono in sommità di due “totem” in rame, posizionati a nord del cascinale a 2,5 metri dal piano di campagna.
L’intera porzione restaurata è oggi cappottata, e non limitatamente ai muri perimetrali: ogni singolo appartamento è stato isolato su tutto il suo perimetro anche laddove interno all’edificio, per non venir “danneggiato” dall’eventuale appartamento vuoto in aderenza.
Le partizioni verticali, lasciate visibili esternamente in mattoni faccia a vista, sono state internamente rivestite progetto5da un cappotto in fibra di legno di spessore 10cm, capace di respirare con gli ambienti; pannelli in calcio silicato e sughero sono stati usati nelle zone delicate di bagno e cucina e a rivestimento dei vani di tutte le bucature; analogamente è stato rivestito il tetto, con cappotto in fibra di legno di spessore 18cm, rifinito da barriere al vapore e guaine impermeabilizzanti seppur traspiranti; la doppia ventilazione sottocoppo contribuisce ulteriormente alla difesa dei locali sottotetto dal caldo estivo. Anche il colmo è lateralmente ventilato.
Naturalmente tutti gli intonaci e le tinteggiature sono stati realizzati a base calce.
Soltanto i bagni sfoggiano campiture in resina e tinte sgargianti idrorepellenti.
Tutti i serramenti sono stati costruiti in legno massello, ad eccezione dei grandi velux scorrevoli in copertura.

Il cuore pulsante di tutta l’impiantistica idrotermosanitaria è situato a sud della corte interna, in un locale centrale termica seminterrato con serra agricola adiacente.
Perimetralmente alla corte interna, ad 80cm di profondità nella terra, corrono infatti le tubazioni isolate (anche 25cm di diametro cadauna!) che portano “il caldo” dalla centrale agli appartamenti e viceversa; il calore viene prodotto da una caldaia a cippato 60KW, alimentata con legname vergine proveniente dai dintorni; tale caldaia mantiene in temperatura un accumulatore di 5.000 litri, in questo coadiuvata dall’impianto solare collocato sulla serra e, in emergenza, da una piccola caldaia a gas 40KW.
Proprio l’ingente cappottatura dell’edificio, particolarmente efficace in quanto a tenuta all’aria grazie a materassini autoespandenti collocati negli spigoli di ciascuna parete, consente di servire sette appartamenti con potenze di caldaia irrisorie, comportando tutela per l’ambiente e per… il portafoglio.
Subito al di sotto dell’impianto solare, sempre in copertura della serra, si situa l’impianto fotovoltaico, a garanzia del fabbisogno elettrico degli appartamenti, della centrale termica e delle parti comuni.
A monte del locale centrale termica, sotto il prato, si nasconde un serbatoio plastico di 30.000 litri per la raccolta delle acque piovane, lì convogliate da tutti i tetti del complesso, a servizio dell’irrigazione di prati e frutteti, e dell’impianto antincendio.

Tutta l’impiantistica della centrale termica a sua volta si nasconde in un involucro di legno, moderno rudere in sommità del quale gustare un magnifico panorama sul Monviso…

Cascina Pallavicini può nascondere tanto ancora: biblioteche, passeggiate nei parchi, scampagnate in bicicletta, tours in calesse, prati verdi come moquette sui quali sorseggiare un buon vino, vecchi tronchi abbattuti sui quali pensare, palestre, stalle, ambienti museali, saune…
Ma non ha poi bisogno di contenere chissà ché: intrisa di lavoro e vera passione di tanti, parla già da sola.

 

Arch.Elisabetta Zen.