la storia

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La tenuta di Sansalvà “regina delle ville”

La tenuta prende il nome dai canonici del Salvatore di Torino, che ebbero dominio in Santena dal 1029 al 1191. Il complesso si articola attorno al castello, edificato verso la fine del 1200, le prime memorie certe risalendo al 1289 negli elenchi dei consegnamenti dei beni del catasto di Chieri.
La famiglia Balbo Bertone possiede il complesso dal 1349, quando i figli di Melano Bertone, dell’ospizio dei Balbi di Chieri, lo acquistano da feudatari santenesi e vi si stabiliscono al riparo dalle discordie e turbolenze che ardevano ai tempi in Chieri.
Nei secoli si aggiunsero edifici per i contadini, cappelle, un forno, una scuola, una ghiacciaia, una scuderia, una serra, diversi abbellimenti per l’edificio principale e la magnifica riorganizzazione e progetto del parco storico a cura di Xavier Kurten, a tutt’oggi riconoscibile nel disegno e nella presenza di alberi monumentali.

Quasi tutta la tenuta è sottoposta oggi a tutela da parte della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici in quanto bene “di interesse culturale particolarmente importante”.

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Bibliografia

 

Bosio Teol. Gaspare
(1884)
Santena e i suoi dintorni – Notizie storiche,
Asti

 

Manno A.
(1900)
Il patriziato subalpino,
Firenze

 

Marzioli G. (a cura di)
(1925)
L’archivio Balbo Bertone
di Sambuy,
Torino

Le cascine Pallavicini

Le cascine fanno parte della tenuta di Sansalvà ed iniziarono ad essere costruite nella prima metà del 1800, dopo il matrimonio, nel 1825, di Luigia Carlotta Pallavicini delle Frabose con il conte Vittorio Amedeo Balbo Bertone di Sambuy, ministro in Baviera e plenipotenziario di S.M. Sarda presso l’imperiale e reale Corte di Vienna.
Negli stessi anni, infatti, tutta la tenuta viene rinnovata: il parco è già stato ridisegnato nel 1830 dal celebre architetto prussiano di giardini Xavier Kurten, curatore di Racconigi per la Real Casa, e viene aggiunta una nuova cappella nel 1844, disegnata dall’ingegnere barone Brunati.
Fu l’intraprendente Luigia, rimasta vedova nel 1846, a far completare i lavori, fondando pure, presso la chiesa, una scuola femminile affidata alle suore di S.Anna. Scuola che poi, aperta anche ai ragazzi, accolse i figli dei storia3contadini di Sansalvà fino agli inizi del 1900.
Figlio di Luigia e Vittorio Amedeo è Ernesto, sindaco di Torino, Senatore del Regno e presidente della Accademia Albertina delle Belle Arti, che ultimò restauro e abbellimento della tenuta, forte della sua esperienza in parchi e giardini costruitasi nella curatela del Valentino a Torino e del parco Margherita a Bologna.
Ernesto aggiunse un’ampia scuderia per l’allevamento di cavalli da corsa che presero il nome di “razza di Sansalvà” vincendo diverse corse e in due occasioni il celebre Derby Reale.
Le cascine sono state sempre adibite ad abitazioni per le famiglie dei contadini che lavoravano i campi in Sansalvà. Ogni abitazione aveva fienile, stalla, tettoia per il riparo dei mezzi agricoli, piccola porcilaia e pollaio.
L’attuale restauro è stato indirizzato a mantenere il più possibile, pur con le necessarie modifiche per migliorarne l’abitabilità ed in particolare la resa energetica,
l’aspetto originario delle strutture e a sottolineare l’antica cura e capacità nella costruzione architettonica, al contempo funzionale ed elegante.